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occhiobidimensionale ...adesso parliamo di libri
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Curiosità
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dorfless@yahoo.it 


 




18 giugno 2007
letteratura
vorrei servire come l'acqua
 

vorrei servire come l’acqua

dalla radice al tronco alla punta della foglie

a pancia all’aria ringhiando

il pelo ricresce

l’erba ricresce

il resto n on conta

E’ una foresta che non suona più

come un continuo lavarsi le mani

dopo aver fatto all’amore




permalink | inviato da occhiobidimensionale il 18/6/2007 alle 22:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
18 giugno 2007
letteratura
sono uscita
 

sono uscita

il fuori mi ha ferito.

chi sono io

se non risplendo negli occhi

tra gli sguardi di quella gente

quelli, che bevono aperitivi

la, in centro.

chi sono io,

che passo attraverso questi iceberg,

la mia ombra rigida

che si è scordata la prospettiva,

è l’ago di una bussola

che misura il porfido passo passo..

in fondo non basta solo incrociare uno sguardo

per comprendere le sottomarine estensioni della solitudine.




permalink | inviato da occhiobidimensionale il 18/6/2007 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 aprile 2007

Mi sembra talvolta nella notte
di essere solo la fantasia di qualcuno.
In particolare quella volta.

Mi sembrò di essere l’esalazione
di un estenuato desiderio di mia madre.

Giorgia, quella vera, è fuori.

New York Tokyo
o Berlino o in Sud Africa…

è da molto tempo che non torna.

Non chiama.

Non manda cartoline.

Nulla si sa.

Ma ci sono io,
la fantasia fermata
cristallizzazione dei sedici anni.

Ma io davvero, quella vera, io non sono qui…




permalink | inviato da il 24/4/2007 alle 21:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 gennaio 2007

Assolutamente debole con i libri. Non sapendo scegliere,

ne ho comprati due. Intanto a San Marco i cori cantavano

contrapposte prospettive: trattenersi e comprare poi,

oppure far correre il fiume in piena sassi tronchi ciottoli

e soddisfare questa voglia. Ha prevalso la seconda.

Poi tornando, il secondo tempo di questo concerto:

melanconico con senso di colpa. Un’agogica trascinata

per i venti minuti che separano la libreria dall’alloggio.

ed ancora presente qui alla bocca dello stomaco.

Trasformo soldi in libri.

La voce del risparmio.

La voce del tanto non fumo.

La voce della promessa che li leggerò tutti…

Una pila di voci, ed una pila di libri, come se

questa storia delle pagine che si spostano

da destra a sinistra, non lette e poi lette

ed anche il libro che piano si sposta, come un uomo

da un piede all’altro, di fronte a me….




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5 gennaio 2007

c’è sempre un cane che insegue

cane che correndo mi si accoppia

e si moltiplica, lui, genealogico.

allora mi insegue un’infinita mitosi

una ramificazione di tartufi, fauci e lingue

con abbondanza mitologica arborescenza.

allora sono cani interi branchi.

l’ansimare suddiviso con latrati,

questo il suono che s’appoggia sulla schiena

i loro artigli fanno l’affresco sonoro

d’un frenetico gesto puntinista.

solo velocità per inseguir l’immagine

che fugge sul perfido segmento

della mia unica nera linea.




permalink | inviato da il 5/1/2007 alle 0:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 dicembre 2006
LA SPERANZA DEL GOMITOLO
C'erano vite che si dipanavano,
come nastri produttivi punto dopo punto.
Era solo dopo che accarezzavi morbidi pelami.
E sopra, sopra. I cieli cambiavano colore.


Quella, invece, si annodava i fili sopra i polsi
ed attorno alle caviglie, fino a quando,
trasformata in groviglio, ti guardava,
con la speranza del gomitolo.



permalink | inviato da il 4/12/2006 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 dicembre 2006
SHERAZADE

Da tempo non misuravo la strada
con un metro cosi lungo
imponendo a fondo la pianta
dall’asfalto intuisco parole di spazio,
passo dopo passo dopo passo
talmente baldanzoso, presto, ballando.

grattavo via dal cielo sogni ricchi! grassi..
come formaggio per topi,
scaglie larghe come zattere
dove fantastici stremati naufraghi…
grattavo il cielo, vie nuvole! come
formaggio. per topi. non oro: formaggio.

io sono come acqua bianca.
Ma tu, mia bella Sherazade, la vogliamo smettere?
Con le ricottine in testa ad aspettare il mercato
domani, domani, domani!
Sono notti che sogno lo schiocco dei bulbi!
I denti da latte in una pirotecnica fioritura!

La mano è piena di interessi urlanti
e così promettenti finali….
Infinita Sherazade, ci vogliamo tuffare?
La, dove gli scogli didascalici
ci insegnavano la fine della riva, dove finisce la riva.
Oltre, mare, mille bolle, schiume e lingue
lingue straniere a farsi beffe dell’estrema raccontatrice…




permalink | inviato da il 2/12/2006 alle 0:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
10 novembre 2006
Di tutto questo fermento,
queste alacri formiche coraggiose
che compilano i piani del futuro
non ho saputo che fare

ed ho corso, come solo il coniglio corre
senza sapere più dove fosse avanti, dove indietro.
Improvvisamente sono apparse necessarie, le pareti
le strade e le montagne contro cui

mi accanivo a scrostare con unghie e denti
alla ricerca di un frammento di bianco puro.
Un foglio bianco, un goccio di latte ancora
per credere di poter nascere all'infinito.



permalink | inviato da il 10/11/2006 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
15 ottobre 2006

Non so perché assomiglia disperatamente ad una che conosco. Anche lei è rumena.

Come quella è bionda ossigenata sui cinquanta, vagamente in carne, sicura di se come quando ti sei lasciato alle spalle difficoltà che gli altri non sanno nemmeno immaginare. Eppure qualcosa rompe l'iniziale diffidenza che provo per tutti quelli che in treno parlano un po' troppo.

A me piace sedermi ed affondare in un bel libro o in un bel sonno. Sono socialmente imbranata, lo ha detto un'amica mia... non mi piace il chiacchiericcio che dopo un paio di frasi diventa cortesia, arrivando a parafrasare inquietantemente i percorsi prestabiliti di un viaggio ferroviario.

Tutti i binari su cui corrono i tiritriti ( contrazione della locuzione triti e ritriti , in uso a casa mia nel secolo scorso. N.d.s. ) dialoghi che avvengono in uno scompartimento a sei posti (cimici escluse ) hanno la stessa meta: passare il tempo, svagare, dimenticare le sei ore ( più ritardi ) da trascorrere in movimento. Ed ahimè, offrono spesso lo stesso paesaggio. Purtroppo. E non lo dico per arroganza: in sei anni di andirivieni su e giù per lo stivale ne ho avuti di incontri…niente da fare , si finisce sempre per parlare del tempo, oppure a guardare fuori dal finestrino con leggero affanno, ricercando un argomento valido di essere portato allo scoperto. O ancora, rimani a guardare super-attentamente il rivestimento consunto del sedile, anelando ad un’ombra di coraggio per prendere dalla borsa il libro e mettere fine ai penosi doveri della trenosocializzazione…Perlomeno io, la socialmente imbranata. Per cui, non abbiatene a male. Io per principio in treno non parlo con nessuno…a mala pena, e se non mi dimentico, saluto. Quando me ne esco e sussurrando: “ Buon viaggio!”. Se non mi dimentico.
Quindi per tirare le fila del discorso, c’era questa donna romena , o rumena, non so di preciso come.

E forse le belle montagne, o il sorriso. O il controllore che faceva il simpatico. Questa mi guarda e con eloquente gesto della mano lo inquadra sapientemente: “Farfallone !”
Deve essere stato così. Mi ha raccontato della figlia giovane tutta responsabilità ed esercito, ventiquattro anni e già vuole fare dei figli. Signorina, guadagna bene, ma è piccola…prendi tempo, le dico. L’altra tutta diversa, trentunenne senza la più pallida intenzione di maternità. Mamma io non me la sento, io quando vedo le mie amiche tra pappe, poppe e pannolini mi sento soffocare. E cosa vuole che le dica, signorina! Va a fare le vacanze, in inverno vanno in qualche città Parigi, Budapest, in estate al mare, anche se mi fa paura quando vanno in oriente. Eh, che vuole, è un brutto periodo per viaggiare da quelle parti: sono andate dove stava Craxi, non ho dormito da quando sono andate a quando sono tornate. E certo hanno promesso di non andare più, ma il mare! Mica è uguale dappertutto. Questa pensa al mare, alla linea, e l’altra vuole già sposare.. ed io le dico, signorina: Aspetta, è presto, c’è tempo. Eh, so cosa vuol dire . Ce l’ho avute due giovane, signorina, mai una vacanza, mai un riposo. E’ un lavoro. Non puoi più pensare a te.. Ma lei vuole. Cosa le devo dire. Ce l’ho due diverse: una tutta da questa parte, l’altra tutto l’opposto. Ma va bene. Se sono contente.

Così, anche io le ho raccontato… musica. Orchestre . Viaggi in treno su e giù.
Ed ovviamente, non ho fatto in tempo a dirlo:” Professoressa M., avremmo bisogno di lei. Domani.” E devo dire che ho tentennato. Ripartire, senza nemmeno uscire dalla stazione, senza nemmeno essere davvero tornata a casa. Ohi ohi, parafrasando l’amica toscana, se mi avessero chiamata questa mattina presto, che ero a Milano….mi viene il mal di pancia.

Deve essere stato così. Vede signora, che anche io ho le mie grane. Stavo per rincasare e nemmeno arrivo che devo ripartire. Eh, si , da tanto una vita così, sempre in giro che il nord Italia per me è quasi un salotto, non c’è teatro che non abbia visto, conosco in tante città dove si beve un buon caffè, in quella le pasticcerie, nell’altra come si vedono bene le prospettive: certi viali che non ne vedi la fine. Eppure eppure. Vede? che adesso mi tocca di ripartire, senza nemmeno cambiare il guardaroba, certo che la valigia mi ha sintetizzato la vanità! Le scarpe le scelgo sempre comode, ma guardi: non sono belli questi orecchini? Eppure eppure. Bisogna oramai sapere. Io lo so molto bene, il valore aggiunto del lavoro. Il valore di avere le giornate occupate da ciò che sai fare, il fatto prezioso di poter fare ciò per cui hai studiato…ma anche meno, sa?! Anche solo non stare a casa a far niente. Già davvero.

E lei allunga uno sguardo amaro amaro nella valle che adesso il treno taglia come un coltello.

Signorina, lei ha ragione. Adesso la vita è difficile, bisogna prendere tutto quello che viene. Eh, non è bella la democrazia.




permalink | inviato da il 15/10/2006 alle 20:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
25 settembre 2006
il mio cane è un sarto: l'unica direzione con mantiene con una certa baldanzosa speranza è quella che lo conduce al suo amato parco. E' giusto che ami stare li: ci sono i suoi amici cani , c'è il prato grande , l'acqua del fiume, nessuno steccato a delimitare. Gli piace talmente tanto che non accetta , specialmente quando lo porto fuori io, di essere condotto altrove. Che ne so, dovessimo andare al mercato, in banca, o anche semplicemente cambiare percorso per una questione di noia: lui si impunta quattro zampe contro il porfido manco lo dovesse scolpire.
Io lo tiro, lo blandisco, lo sgrido severa: niente da fare! Così ogni giorno concludo che quello è veramente il posto migliore.
Che mi costa in effetti?
Oggi però è successo che dopo una decina di metri di passegiata alla vecchietta nella direzione proprio opposta ( mica mi piace, ma ha male alle zampette dietro, lo devo tenere calmo, non è bene che salti con gli altri cuccioloni...), lui si è fermato: alzando eloquentemente la zampetta davanti, faceva come segno di un grande dolore, quasi l'impossibilità di posare l'arto a terra.
Meglio non continuare, penso! mi spavento, faccio per raggiungerlo, e lui si mette a trottare......
Adesso mi chiedo se non abbia usato questo trucco per smettera la noiosa camminatina, oppure se con la zampetta non volesse indicarmi l'agognato luogo dei suoi sogni...
comunque, è intelligente.....



permalink | inviato da il 25/9/2006 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE